Union civil en Europe
 

Con la mia esperienza attivista francese contro le leggi pro-gay e forte dei miei sei viaggi in Italia per conferenze sull’omosessualità (Torino, Mestre, Milano, Padova, Treviso, Forlì, Roma, Verona), vorrei darvi, amici italiani, alcuni consigli per condurre al meglio la vostra lotta contro il « matrimonio per tutti ». Senza una chiave strategica potreste rischiare di disperdervi, scoraggiarvi, radicalizzarvi, e non riuscire nella vostra battaglia contro la banalizzazione mondiale della differenza tra i sessi.
 

Inoltre, questi 33 consigli si applicano (purtroppo!) anche in Francia, mio bel paese che non ha davvero iniziato la sua lotta contro il « matrimonio per tutti » e per tutte le nazioni del mondo che non hanno ancora adottato il « matrimonio per tutti » legge, ma che vedono avvicinarsi le prime nuvole del temporale. Le mie raccomandazioni potrebbero anche tornare utili per conferenze o una incontri che potreste dover condurre. Non siate timidi soprattutto di leggerle pubblicamente!
 
 

DI COSA PARLARE?

 

CONSIGLIO n° 1 : Si prega di non cercare di imitare la Francia

Si prega di non cercare di imitare la Francia. Amici italiani, rimanete voi stessi. Tanto più che la Francia, nonostante le apparizioni sui media, non è un modello di successo in questa lotta (negazione della fede, cattivi slogan, rifiuto di parlare di omosessualità e eterosessualità, etc.), e che ha subito la stessa sconfitta degli altri paesi che hanno lasciato passare il « matrimonio per tutti ». Ha appena fatto un po ‘più di resistenza di altri. Ma questo è tutto.
 

CONSIGLIO n° 2 : Il coraggio di parlare di omosessualità

Il coraggio di parlare di omosessualità. Questo è il dibattito chiave. La Legge di Unione Civile e il « matrimonio per tutti » legge passano sotto il nome « l’amore omosessuale » (quasi per un allineamento con una presunta « eterosessualità »). Dovete capire che l’omosessualità non è un problema tra i tanti, ma deve invece essere la nostra priorità e la dose di veleno indispensabile contro per un vaccino mondiale contro la distruzione « legale » del patto di amore tra uomo e donna. Il tema dell’omosessualità è inevitabile. In alcune città italiane, è stato adottato come consegna assoluta il divieto di parlare del tema (l’ho sentito in modo esplicito a Bologna un seminario sulle questioni di Gender, all’inizio del 2014). Solo a Milano l’omosessualità ha cominciato a trovare una priorità nei discorsi. Ma è stato ancora troppo poco e questo è il vostro più grande errore. Finite in quella omofobia che vi si rimprovera. Così, inoltre, rifiutate la possibilità di far ragionare i vostri politici generalmente preoccupati e sottomessi al ricatto emotivo sull’omosessualità.
 

CONSIGLIO n° 3 : Abbiate il coraggio di parlare d’amore

Abbiate il coraggio di parlare d’amore. In caso contrario, lasciamo il tema a quelli che ne parlano male in modo irrealistico, angelicato, asessuato, ideologizzato. La definizione di amore è al centro del dibattito. In generale, noi la disprezziamo perché crediamo che sia pericolosa o fuori tema o sdolcinata. Ma il nostro mondo ha sete di capire cosa sia il vero amore, quali siano le sue leggi. Non è realistico credere che il matrimonio (anche civile) non sia una storia d’amore. Sulla carta, in effetti, il matrimonio civile è una questione di amore. Ma di solito lo è nei fatti e negli intenti. Ne dobbiamo tener conto, piuttosto che rimanere a fissare il muro.

 

CONSIGLIO n° 4 : E ‘fondamentale non far diventare il figlio, la differenza sessuale, la famiglia degli idoli

E ‘importante non far diventare il figlio un idolo. Non far diventare la differenza sessuale un idolo. Non far diventare la famiglia un idolo. No: non tutte le coppie pur integrando le differenze di genere hanno successo. No: la differenza tra i sessi non è una garanzia di amore, né una garanzia di « complementarità ». E no, l’amore nelle coppie uomo-donna non si riduce solo alla capacità di generare, alla sola presenza del figlio. Se si considera la differenza tra i sessi come un idolo, e la famiglia come un sostituto del matrimonio o un assoluto per il matrimonio, è in ultima analisi non considerare l’amicizia, le coppie sterili, i single, le coppie sposate mal assortite o separate, i vedovi, gli adolescenti, le persone che hanno avuto aborti, le coppie che usano contraccettivi, le persone omosessuali… insomma, una grande parte della popolazione! Dopo di che, non dovrebbe sorprenderci che le nostre manifestazioni contro il “matrimonio gay” dividono la nostra società e feriscono la maggior parte della popolazione nazionale.
 

CONSIGLIO n° 5 : smettere di credere che noi stessi non siamo definiti dalla nostra sessualità

Smettere di credere che noi non definiamo noi stessi la nostra sessualità. Questo è falso. Spesso i Cattolici, per evitare di dover parlare di omosessualità e eterosessualità, diciamo che « l’essere umano non è definito dalla sua sessualità. » Questo è falso. Noi non definiamo noi stessi per i nostri organi genitali o i nostri sentimenti, certo, ma ci definiamo si per la nostra sessualità! (sessuazione, rapporto con il mondo come esseri sessuali, in parte genitalità e in parte emozioni). Sostenendo che noi non siamo definiti dalla nostra sessualità, sosteniamo la crescente privatizzazione della sessualità nella sfera dell’intimità (che è una separazione sbagliata: la sessualità è una realtà sociale, aperta alla vita, e quindi lo Stato e la Chiesa hanno la loro voce in capitolo!), sosteniamo il mix di politiche tra sfera pubblica e privata, e infine la sentimentalizzazione delle leggi statali.
 
 

CONSIGLIO n° 6 : Smettere di credere che l’omosessualità diventa un problema solo se è riconosciuta, legalizzata, politicizzata, mediatizzata, esibita, pubblicizzata, istituzionalizzata

Smettere di credere che l’omosessualità diventa un problema solo se è riconosciuta, legalizzata, politicizzata, mediatizzata, esibita, pubblicizzata, istituzionalizzata. Ad esempio, molti dei cattolici tagliano la vita omosessuale in due: il Gay Pride, e poi la vita gay che sarebbe discreta, casta, spirituale, rispettabile e pura. Questo è falso. L’omosessualità è già un problema nel settore privato, per la persona e la « coppia ». Già in quanto desiderio, è una paura (della differenza sessuale), un segno del peccato, quindi non deve essere giustificata, e non è facile da vivere. Altri cattolici, più radicali, immaginano invece che la « lobby homo » vuole omosessualizzare l’intero pianeta. Ancora una volta, questo è falso. E’ solo la « lobby etero » e che vuole bissessualizzare e asessualizzare l’intero pianeta. La maggior parte delle persone gay aspirano invece alla discrezione e l’indifferenza sociale per le proprie pratiche.

 

CONSIGLIO n° 7 : Smettere di credere che « il matrimonio gay » è una legge tra le altre

Smettere di credere che « il matrimonio gay » è una legge, come le altre, e che la lotta contro il , l’eutanasia, il transumanesimo, GPA, ecc, la soppianterà. No. Il matrimonio E’ la differenza tra i sessi. Così colpisce tutte le dimensioni della nostra vita (persona + amore di coppia + famiglia). E l’omosessualità E’ il sassolino nella scarpa del mondo perchè va a banalizzare e ad cancellare questa differenza tra i sessi che fonda l’Umanità e l’amore umano. E ‘incredibile, ma in Francia, abbiamo sperimentato un record di mobilitazione contro il « matrimonio per tutti » mobilitazione che non si sarebbe mai visto contro l’aborto, per esempio, mentre a prima vista è più grave per uccidere un bambino con l’aborto piuttosto che vedere due uomini davanti al sindaco. Vediamo dunque che il matrimonio è fondamentale. L’omosessualità è anche un tema cruciale per il nostro mondo, perché riguarda il rifiuto della differenza sessuale. Purtroppo, in Francia, abbiamo sottovalutato il matrimonio e omosessualità. Abbiamo loro preferito la famiglia, i figli. Abbiamo preferito difendere i rami a discapito del tronco, se si preferisce. Ad esempio, la Manif Pour Tous francese poco dopo il voto del « matrimonio per tutti » è stato ingenuamente immaginato che la lotta contro il Gender sarebbe stato il secondo tempo della lotta contro la legge Taubira. È stata costretta a fare marcia indietro e tornare al matrimonio. Ancora oggi, la Manif Pour Tous Francia pensa che la lotta contro GPA debba soppiantare la lotta contro il « matrimonio per tutti » e mobilitare altrettanto. E ‘sbagliato, perché ancora non ha capito l’importanza a livello di civiltà dell’omosessualità né di quella del matrimonio nell’esistenza umana.

 

CONSIGLIO n° 8 : Smettere di pensare che l’Unione civile sia diversa dal “matrimonio per tutti”

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Smettere di immaginare che le Unioni civili siano diverse dal “matrimonio per tutti”. E’ esattamente lo stesso riconoscimento. Tutti i paesi che hanno adottato le Unioni civili o le partnership hanno, senza alcuna esclusione, prima o poi, finito per trasformare la legge delle Unioni civili in “matrimonio”. Sostenendo le Unioni civili (e quindi l’eterosessualità), ci si comporta esattamente come quelli che vogliono il “matrimonio per tutti” senza le conseguenze che esso implica. Ovvero, allo stesso modo, noi imitiamo coloro che separano l’amore dalla filiazione: dire sì alle Unioni civili e no al “matrimonio per tutti” o dire sì al matrimonio civile per dire no al matrimonio religioso, significa adottare lo stesso approccio dei nostri oppositori nei confronti del “matrimonio per tutti” e del matrimonio tradizionale.
 

Non crediate che le vie legali vadano magicamente a regolare la questione del “matrimonio per tutti” o della sua abrogazione. Alcuni paesi come la Croazia o la Slovenia, che erano anche riusciti attraverso un referendum nazionale (nel marzo del 2012, gli sloveni avevano respinto con il 55% il matrimonio gay; e nel dicembre del 2013, il 64,84% dei croati aveva anch’esso votato contro) a inserire la differenza dei sessi nella definizione di matrimonio in Costituzione, si sono visti, con l’avvento di un governo socialista o di destra ma gay friendly, imporre il matrimonio omosessuale attraverso il mezzo indiretto delle Unioni civili. A questo proposito, mi faccio poche illusioni riguardo il referendum in Irlanda del 22 Maggio 2015. Finché le Unioni civili e l’eterosessualità non sono affrontate frontalmente, si potranno fare tutti i referendum che si vogliono, si potranno adottare tutte le strategie giuridiche possibili, l’ideologia libertaria continuerà indisturbata la sua corsa senza freni verso i diritti.

 

CONSIGLIO n° 9 : Smettere di credere che l’amore omosessuale e l’identità omosessuale esitano

Smettere di credere che l’amore omosessuale e l’identità omosessuale esitano. Nessuno ha messo pubblicamente in discussione questa convinzione in Francia (tranne me!). Questo è increscioso poiché è precisamente la base su cui le leggi che noi combattiamo principalmente si appoggiano. Compresa l’eutanasia, l’aborto, le manipolazioni genetiche, le leggi transumaniste, la riforma della scuola, etc. Che cosa meglio della promozione dell’omosessualità può dare all’essere umano l’illusione e la legittimazione a sbarazzarsi della differenza dei sessi, cioè del più grande limite della sua condizione umana, freno al suo desidero di essere tutto? Finché non si dimostra che l’omosessualità non è la chiave che apre tutte le porte (identitarie, amorose, umane), perché non è né un’identità né amore né una realtà piena, la maggioranza della popolazione sarà tentata di farne un lasciapassare che legittima tutte le pratiche/leggi umane cosiddette “amorose”.

 

CONSIGLIO n° 10 : Riconoscere che ancor più dei bambini, le vere vittime delle Unioni civili, del “matrimonio per tutti” e dell’utero in affitto, sono le persone omosessuali

Riconoscere che ancor più dei bambini, le vere vittime delle Unioni civili, del “matrimonio per tutti” e dell’utero in affitto, sono le persone omosessuali. Queste sono considerate da queste leggi fuori della realtà come delle specie (“gli” omosessuali), sono negati nella loro realtà specifica e nella loro umanità, uniformate sul modello eterosessuale, negate nelle loro sofferenze, trasformate “legalmente” in trafficanti di bambini, travestite da sposi posticci, o in famiglie da carnevale. Le Unioni civili, il “matrimonio per tutti” e l’utero in affitto, preparano un terreno fertile per l’omofobia e ciò è molto preoccupante per le persone omosessuali. Molta gente nutre un crescente rancore verso di loro. Vengono visti come despoti, una pericolosa massoneria, dei disadattati occidentali che portano la civiltà verso la rovina. Si immagina per esempio che le persone omosessuali hanno voluto questa legge del “matrimonio per tutti”, e che esse hanno pianificato di distruggere la famiglia, il bambino, la tradizione, la realtà… sebbene sia falso: la maggior parte di loro ha solo voluto il diritto al matrimonio, senza rendersi conto delle conseguenze. Le leggi gay friendly si ritorceranno contro la comunità omosessuale in breve tempo. Non dobbiamo perderle di vista questo aspetto, e prendere le contromisure prima che si giunga alla catastrofe.

 

CONSIGLIO n° 11: Smettere di credere che la lobby LGBT sia la lobby omosessuale.

Smettere di credere che la lobby LGBT sia la lobby omosessuale. La “lobby LGBT” non è altro che la lobby etero gay friendly. Ne è la prova il fatto che, in Francia, i più accaniti difensori del “matrimonio per tutti” si presentino come “etero” (François Hollande, Christiane Taubira, Najat Vallaud-Belkacem, etc.) e si vendicano della loro sofferente esperienza della diversità dei sessi e matrimoniale sostenendo il matrimonio gay. Ne è la prova anche l’esistenza in Europa di gruppi come Gay Straight Alliance, o anche il pubblico dichiaratamente etero, che compone la grande maggioranza dei Gay Pride. Credere che siano le persone omosessuali che compongono le lobby LGBT rappresenta un errore molto grave che dimostra una totale non conoscenza dell’ambiente omosessuale (un ambiente estremamente frammentato e continuamente in contraddizione), che alimenta per di più un’omofobia fra le nostre fila che allontana dalla nostra battaglia molte persone omosessuali che non sarebbero lontane dall’unirsi a noi.

 

CONSIGLIO n° 12: Accogliere le persone omosessuali che sono dalla nostra parte e lasciar loro il PRIMO posto

Accogliere le persone omosessuali che sono dalla nostra parte e lasciar loro il PRIMO posto. La loro semplice presenza e la loro persona rassicura e al tempo stesso impressiona coloro che sono pro e contro il matrimonio per tutti. “E’ il povero che evangelizza i poveri.” (San Vincenzo de’Paoli) Mentre gli attivisti LGBT, Femen, o altri Antifas, talvolta non si preoccupano di interrompere simposi contro il matrimonio per tutti, non hanno mai avuto il coraggio per esempio di interrompere direttamente una delle mie conferenze sull’omosessualità (per paura di farmi pubblicità o di dimostrare pubblicamente e concretamente la loro omofobia). Non posso farci nulla e faccio solo una costatazione empirica: le persone omosessuali sono le più legittimate e le più potenti nei dibattiti sul « matrimonio per tutti » se e solo se sono continenti, se e solo se in realtà parlano di atti omosessuali, se e solo se spiegano le trappole dell’eterosessualità, se e solo se non si pongono alla ribalta per arrivismo, per raccontare di sé nella testimonianza emotiva o per sfondare nella “lobby LGBT” e nei mass media. I testimoni gay opposti al « matrimonio per tutti », che si limitano a parlare solo di filiazione, ma promuovono in privato l' »amore homo » fanno un discorso alla « Dolce & Gabbana » sterile e contraddittorio: “Siamo omo, ma non gay.” ; “Non tutti gli omosessuali sono d’accordo sul matrimonio per tutti e non vogliono piegarsi al totalitarismo della lobby omosessuale che non ci rappresenta!” ; “L’unione civile, perché no, ma non il matrimonio : è questo ‘non’ che io non voglio attraversare, a causa delle conseguenze sul bambino.” ; “La mia sessualità appartiene alla sfera privata. Non deve né politicizzarsi né legalizzarsi.” ; eccetera. Questo bla-bla soddisfa solo i più lamentosi anti-matrimonio gay e pedomaniaci della nostra sponda e per di più nutre una omofobia popolare che divide in due il mondo omosessuale in modo caricaturale: la comunità gay politicizzata, depravata, militante, superficiale e spregevole da un lato… e la comunità gay privata, « casta », « che non disturba nessuno, » dall’altra. Questo argomentare alla « Dolce & Gabbana » non smuove le cose. Oltre a far prendere rischi monumentali e inutili a chi sarà presto bollato come « pederasta collaborazionista e vergognoso », fa dire davanti alle telecamere delle fandonie contraddittorie, “Sono omo. Ma io non sono omo come quelli di quell’ambiente” oppure “Non è perché si è omo che si è per forza pro-matrimonio-per-tutti !”. Questa opposizione morbida consiste in due frasi che si ritorcono contro sé stesse. “E va bene, il matrimonio per tutti non è condiviso all’unanimità nelle fila degli omo. E allora? Non è un motiovo per impedire agli omo che lo desiderano di sposarsi. Anche se fossero una minoranza tra gli omo! Questo non vi toglie nulla!”. In ogni caso, ritengo che la fede nell’amore omosessuale, anche nel privato È il « matrimonio per tutti ». Elton John e Dolce & Gabbana, nonostante le apparenze, stesso caso! Frigide Barjot e Ludovine de la Rochère, stesso caso (in questo caso a proposito dell’Unione civile in Francia)!

 

CONSIGLIO n° 13: Nei dibattiti pubblici sul « matrimonio per tutti » cercare prima di tutto degli oratori omosessuali che realmente analizzano l’omosessualità

Nei dibattiti pubblici sul « matrimonio per tutti » cercare prima di tutto degli oratori omosessuali che realmente analizzano l’omosessualità. In Francia, abbiamo commesso l’errore di usare oratori saggi, morbidi, che sono esperti in alcuni combattimenti, ma non specificamente in quello dell’omosessualità. In effetti, nei dibattiti televisivi e nelle tavole rotonde sono stati serviti mattina, pomeriggio e sera un sacco di « primi della classe » per parlare di famiglia, del bambino, del Gender dell’utero in affitto. Ma questi conferenzieri, inadatti ad un pubblico che non sposa a priori le loro idee e le loro credenze religiose nascoste, alla fine fanno perdere l’interesse a molte persone, anche se espongono bene e sono loro che vengono retwittati massicciamente nella catto-sfera dei social networks (Tugdual Derville, François-Xavier Bellamy, Fabrice Hadjadj, Thibaud Collin, tutti questi intellettuali che per molti versi ammiro molto), perché godono della loro reputazione di « padri di famiglia » di « sociologi » , di « filosofi », di « politici » e di « difensori della Vita. » Hanno una forza d’attacco molto molto piccola se paragonati alle persone omosessuali.
 

Quello che è stato abbastanza insopportabile in Francia (e d’altra parte continua ad esserlo …), è che abbiamo cercato di fare annegare il pesce dell’omosessualità, immaginandoci, durante i dibattiti e le manifestazioni pubbliche, che saremmo riusciti a sostituirlo sia col numero sia con la competenza. In sostanza, abbiamo pensato che la quantità avrebbe fatto la qualità e che la prima avrebbe preso il posto della seconda. Mentre invece senza qualità, senza le idee giuste e le persone giuste per la nostra lotta, i nostri numeri sono un fuoco di paglia, sono spazzati via e distorti dai nostri avversari (che sono la maggioranza nei media, va detto). Abbiamo creduto che il numero di manifestanti avrebbe riempito la nostra mancanza di argomenti e nascosto la nostra paura dell’omosessualità. Non è accaduto. Una folla per quanto grande sia, senza alcun messaggio diverso da « la famiglia è importante » e « il bambino non è una merce », è nuda. Urla messaggi vuoti e isterici, espone inconsciamente la propria omofobia. E idem per il dibattito pubblico. Abbiamo creduto che il numero avrebbe diluito la nostra mancanza di contenuti sull’omosessualità. Invece di comprendere il primato dello studio dell’ omosessualità, dell’eterosessualità e dell’omofobia in occasione di conferenze, abbiamo infilato uno spiedino di « specialisti » (tutti altrettanto noiosi da ascoltare un po ‘d’altro: l’avvocato / il politico / lo storico / il filosofo … e in rare occasioni, per esotismo, l’adottato / il musulmano / il socialista / l’omo di servizio che non ha nulla da dire sull’omosessualità e che picchia sul tema omo-ambientalista integrale, ecc. Ovviamente, sono stati accuratamente « black-listati » il sacerdote o l’omo-continente …). O abbiamo organizzato dibattiti « per » o « contro » la legge del « matrimonio per tutti » (in tv, nell’Assemblea Nazionale), come se dibattere fosse necessariamente opporsi, o sbattersi in faccia parole, o invitare gli estremi o chi non è d’accordo. La verità sarebbe SOLO il conflitto. Io vi dico in verità, non c’era dibattito in Francia sul « matrimonio per tutti ». Tutto resta ancora da fare.
 

CONSIGLIO n° 14: Smettere di credere che vi sia una volontà chiaramente malvagia da parte dei pro-matrimonio-per-tutti di distruggere la famiglia, la differenza uomo-donna, dei bambini

Smettere di credere che vi sia una volontà chiaramente malvagia da parte deI pro-matrimonio-per-tutti di distruggere la famiglia, la differenza uomo-donna, i bambini. Pochissime persone vogliono opporsi al matrimonio tradizionale, alla vita, ai bambini, alla famiglia, alle differenze tra i sessi: i pro-matrimonio-per-tutti sono pieni di buone intenzioni, e l’unico modo per rassicurarli, è per prima cosa credere nell’esistenza della loro sincerità (senza credere nella verità della loro sincerità), di vedere che stanno distruggendo la civiltà con l' »amore ». Rari sono coloro che scientemente hanno intenzione di distruggere il matrimonio distribuendolo a tutti e banalizzando il proprio divorzio. “Per abolire il matrimonio, bisogna prima che tutti possano trarne beneficio.” (Caroline Mécary, avvocata del foro di Parigi, donna molto attiva quando il « matrimonio per tutti  » è stato imposto alla Francia nel maggio 2013). L’inferno è lastricato di buone intenzioni. Ed è solo su queste buone intenzioni che conviene far ragionare i nostri avversari. Non è negando la bellezza delle loro buone intenzioni che noi li aiuteremo a non sentirsi giudicati da noi.
 

CONSIGLIO n° 15 : Non prendere le persone omosessuali pro matrimonio-per-tutti per degli imbecilli

Non prendere le persone omosessuali pro matrimonio-per-tutti per degli imbecilli. Pensi davvero che non sanno ciò che è un uomo, ciò che è una donna? Che non sanno che ci vuole un uomo e una donna per fare un bambino? Credi davvero che si oppongono al matrimonio tradizionale e che vogliono distruggere il matrimonio o la procreazione naturale tra uomini e donne? Credi davvero che vogliono evitare che le famiglie di sangue vivano? No. Hanno messo in discussione solo il primato dell’amore tra uomo e donna, e rinunciano a che questo primato venga protetto dal diritto nazionale. Non è una questione prima di tutto intellettuale, ma una è una questione di fede, cuore, emozionale. « Noi, omosessuali, non abbiamo una nocciolina al posto del cervello. Non caricaturate le nostre rivendicazioni o le rivendicazioni che ci fanno portare avanti ».
 

In Francia, abbiamo sbagliato a disprezzare la « neolingua » LGBT (« omosessualità », « omofobia », « transfobia », « Gender« , « Queer« , « eterosessuali », « intersessuali » e perfino l’acronimo « LGBT » stesso) semplicemente perché è nuova e neologica, invece di adattarci ad essa, di capirla, di riconoscerne una logica / sincerità / sottigliezza, per contrastarla meglio . Che lo si ammetta o no, abbiamo dimostrato omofobia. Chiaramente.
 

CONSIGLIO n° 16: Non cadere nella nostra stessa trappola della focalizzazione del matrimonio sulla filiazione

Non cadere nella nostra stessa trappola della focalizzazione del matrimonio sulla filiazione. Molto spesso i difensori del « matrimonio per tutti », piuttosto che parlare di matrimonio o di omosessualità, si rinchiudono dentro la tematica dell’adozione. Parlano quasi solo di questo. E ciò fin dall’inizio della discussione. E’ il loro scudo argomentativo preferito. Siamo noi che gli abbiamo dato il bastone con il quale ci colpiscono. Ricordo, per esempio, che mi feci intrappolare da un gruppo di una trentina di studenti spagnoli in visita a Parigi e scettici di fronte a una veglia di sentinelle che stavamo facendo alla fontana Saint Michel. Con questi giovani impossibile parlare di omosessualità e di « coppia » omo, perché esibivano un’evidenza indiscutibile: ogni essere umano è in grado di sperimentare la bellezza della paternità adottiva, « dare amore a un bambino ». Quindi per quanto riguarda i dibattiti sul « matrimonio gay », è molto importante tornare all’essenziale: la definizione dell’amore, e in particolare dell’omosessualità, della coppia. L’adozione, sulla questione del « matrimonio per tutti » è una paraculata, un parassita e un argomento secondario. In Francia, gli anti-matrimonio-per-tutti, non hanno ancora capito che il matrimonio è soprattutto l’unione di due sposi, di un marito e una moglie, e non fondamentalmente l’unione di un padre e una madre. Non hanno parlato del matrimonio in sé stesso. Dobbiamo davvero tornare alla differenza tra i sessi per ridargli la sua corona di amore universale.

 

CONSIGLIO n° 17 : Parlare della legge del matrimonio-per-tutti in sé, e non unicamente delle sue conseguenze.

Parlare della legge del matrimonio-per-tutti in sé, e non unicamente delle sue conseguenze. Bisogna smettere immediatamente, per quanto riguarda « matrimonio per tutti » di aprire la discussione con l’adozione per le coppie dello stesso sesso, la PMA (procreazione medicalmente assistita e la GPA (gestazione per altrui), e di focalizzarci sulla filiazione. Certo, se la questione dei bambini arriva, questa sarà la ciliegina sulla torta del nostro ragionamento. Ma non dobbiamo mettere il carro davanti ai buoi. In testa delle persone, per quanto riguarda il « matrimonio gay », il ricatto emotivo non fa perno sul bambino, soprattutto in un’epoca in cui il matrimonio è disconnesso dalla filiazione, dove i bambini sono sempre più disprezzati e rivendicati come oggetti di diritto. Si fa perno sull’amicizia, sull’omosessualità, sull’amore, sulla nozione di libertà (diritto) e sull’ingiustizia (discriminazione, interdizione), sulla ricerca di ciò che è permesso e proibito. In Francia, parlando solo del bambino e le conseguenze della legge Taubira sulla famiglia, abbiamo rovinato tutto: non solo abbiamo giustificato l’Unione civile, ma in aggiunta, abbiamo incoraggiato i nostri politici a tagliare « matrimonio per tutti » in due e quindi a farlo passare tutto, ma a pezzi, con dosi omeopatiche.
 

CONSIGLIO n° 18 : Parlare il linguaggio dei nostri detrattori, che si limita a 4 parole – « omosessualità », « eterosessualità », « omofobia » e « amore »

Parlare il linguaggio dei nostri detrattori, che si limita a 4 parole – « omosessualità », « eterosessualità », « omofobia » e « amore ». Se cerchiamo di convincerli a capire i nostri concetti-casa (« Gender« , « transumanesimo », « abrogazione », « GPA« , « ecologia », etc.), noi li perdiamo, non ci mettiamo alla loro portata e diventiamo inascoltabili.

 

CONSIGLIO n° 19 : Non disprezzare la parola « omofobia »

Non disprezzare la parola « omofobia » e provare a vederla in altro modo che un insulto gratuito o una trappola semantica. Il trattare questo tema è un’incredibile opportunità per portare i nostri avversari alla nostra causa e parlare di fatti. Omofobia, intesa in altro modo che un processo senza fondamento, è la nostra occasione per parlare proprio di quello che è veramente l’omosessualità (una ferita e una violenza se la lesione viene praticata). Dobbiamo chinarci a guardare i meccanismi dell’omofobia, intimamente legati alla giustificazione sociale dell' »identità omosessuale » e dell’ « amore » omosessuale.

 

CONSIGLIO n° 20 : Denunciare il mito dell’eterosessualità

Denunciare il mito dell’eterosessualità, questa parodia della differenza sessuale (differenza tra i sessi, lo ricordo, che è solo compresa nella parola « sessualità » e non nella parola « etero » che riguarda ogni alterità) senza peraltro rinunciare a spiegarne il termine. E’ a causa della nostra muta giustificazione dell’eterosessualità che si entra nel gioco dei nostri avversari (è l’unica parola che sigilla il nostro patto comune con loro), che sosteniamo tutte le leggi pro-gay costruite sulla credenza dell’eterosessualità, che crediamo nell’esistenza di una « lobby gay » – in realtà divisa e quasi inesistente – e che non obbediamo alla Chiesa (la Chiesa non ha mai difeso né creduto nell’esistenza dell’eterosessualità). Nei fatti, solo la lobby etero esiste e tira le fila delle poche persone omosessuali che accettano per 5 minuti di recitare il ruolo che i pretesi « etero » hanno pre-scritto per loro. L’omosessualità è solo la vetrina della « Bottega Eterosessualità« . Pertanto, nella lotta contro il « matrimonio per tutti », consiglio: mettete l’eterosessualità in un pacchetto ben chiuso. Sembra pazzesco, ma non vi mento: per fare bene, e idealmente (anche se ci vorrà un tempo considerevole e un presa di coscienza gigantesca all’interno del nostro campo) bisognerebbe che tutto il nostro movimento cambi completamente direzione e si concentri sull’eradicazione della eterosessualità e di tutte le leggi che questa ha instaurato (aborto, contraccezione, divorzio, pornografia, leggi pro-gays, ecc.). Organizzate gli Stati Generali dell’eterosessualità o dell’omofobia o del bipolarismo omosessualità / eterosessualità. E poi farete il Botto del Secolo e vincerete il jackpot contro il « matrimonio per tutti ». Ma ancora dovete osare fare dell’eterosessualità il vostro cavallo di battaglia, piuttosto che il vostro bambino. Non è ancora vinta … ma è ancora possibile.

 

CONSIGLIO n° 21: Identificare il nostro nemico principale: la bipolarità oppositiva eterosessualità/omosessualità

Occorre identificare il nostro principale nemico: la bipolarità oppositiva eterosessualità/omosessualità, cioè l’ideologia della bisessualità sessualizzante che ha come scopo quello di ridurre l’Uomo, da una parte, a suoi sentimenti ed emozioni (secondo questa teoria saremmo tutti dei puri spiriti, degli angeli “amanti”, dei soggetti dotati di ragione e sensibilità, ma disincarnati) e, dall’altra, alle sue pulsioni e alla sessualità (saremmo dunque degli animali, dei genitali su due gambe, dei corpi fatti per godere). L’imposizione della bipolarità tra eterosessualità e omosessualità costituisce una grave violazione dei Diritti dell’Uomo, che negli ultimi vent’anni sono stati trasformati in “diritti degli omo e degli etero”. Questa bipolarità viene attualmente imposta in Europa da gruppi come Gay Straight Alliance o ILGA Europe. Di fatto, però, essa è ormai diffusa in tutti gli strati della popolazione poiché si è ben radicata nel linguaggio comune a livello mondiale e nella mentalità dei meno preparati culturalmente. Presentandosi dunque sotto la forma della possibilità o della scelta individuale “opzionale”, questa ideologia cerca di presentare gli Uomini sotto le vesti di angeli che possono accoppiarsi indifferentemente gli uni con gli altri. È un prodotto puro e semplice del liberismo economico.
 

Tuttavia, attenzione! Per agire correttamente, una volta individuato il nemico, non si deve, per reazione, negare l’eterosessualità e l’omosessualità in quanto tali. Se si demonizza il termine “eterosessualità” e si protesta non appena lo si sente, poiché lo si ritiene un’etichetta non realistica o un’ideologia falsante, non si svela nessun inganno e si rientra nello schema dell’eterosessualità che nega se stessa (del resto il pensiero borghese-bohémien bisessuale tende oggi all’indifferenziazione dei desideri e degli atti umani sostenendo che “etero, omo, bisex, non sono che etichette commerciali e inesistenti”). Ovviamente, quando si parla del vero nemico (la bipolarità oppositiva eterosessualità/omosessualità), grande è la tentazione di prendere le distanze, di proibire il termine “eterosessualità”, di affermare che “esistono solo l’uomo e la donna”, che “prima di tutto viene la persona umana” e che nei dibattiti con i nostri detrattori non è il caso di “creare o di discutere di fallaci etichette identitarie” che riducono l’identità umana alle sue pulsioni e ai suoi sentimenti. Tuttavia è comunque necessario parlare di eterosessualità! Il desiderio omosessuale esiste e l’eterosessualità, in quanto ideologia dei due sessi, merita di essere approfondita. Il paradosso risiede nel fatto che per spiegare per quale motivo non si deve parlare di eterosessualità e di omosessualità è necessario tollerare l’uso moderno di questi termini e perfino usarli un po’, pur riadattandoli. Sono la dose di veleno necessaria per il vaccino. Se malauguratamente ci mettessimo a demonizzarli e ne proibissimo l’uso, in realtà ne giustificheremmo in pieno l’esistenza e rientreremmo appieno nella logica di quel mondo che crea delle etichette per l’identità sessuale al fine di meglio negare la realtà dei desideri e per giustificare qualunque atto, nel momento in cui viene fatto in nome dell’ “amore universale”. Rendere banale il male con il pretesto di averlo ormai identificato oppure di condannarlo e … avrà vinto. Non è questo lo scopo. Occorre quindi parlare correttamente di eterosessualità e interessarsi ad essa.

 

CONSIGLIO n° 22: Identificare il Gender (o transumanesimo) per ciò che è realmente

Identificare il Gender (o transumanesimo) per ciò che è, cioè sostegno della bipolarità oppositiva tra eterosessualità e omosessualità (bipolarità che molti degli oppositori al matrimonio per tutti contestano) e non semplicemente un’ideologia che vorrebbe annullare le differenze tra i sessi e pervertire scientemente i giovani (questa è solo una caricatura del nemico e in realtà lo avvantaggia). In Francia il Gender è stato reso una caricatura e demonizzato con il solo risultato di incensarlo e lasciarcene vincere. I leaders della Manif non hanno avuto sufficienti capacità di previsione a questo riguardo, focalizzandosi sul termine “Gender”, senza rendersi conto che, nella pratica quotidiana, coloro che sostengono il Gender non solo non hanno realmente coscienza di cosa si tratti (per loro è sinonimo di “amore”, “rispetto”, “tolleranza”, “affermazione di sé”, “lotta contro l’omofobia e la discriminazione”, “diversità”, “scelta”, “libertà”, “queer” per gli artisti, ecc.), ma in più affermano esplicitamente di essere contro il Gender (in alcuni fascicoli pro-Gender si leggono frasi come “siamo contro il genere”) oppure affermano che questa ideologia non esiste. Il nocciolo del problema è che chi si è focalizzato sul temine per combatterlo non ha ben compreso il valore che esso aveva assunto nel cuore e nella testa delle persone. Il Gender è stato interpretato da chi si oppone al matrimonio per tutti come un’ideologia che voleva attaccare la differenza tra i sessi, un’ideologia, quindi, dell’indifferenziazione sessuale: è sbagliato. Da parte dei pro-Gender l’attacco alla differenza tra i sessi non è aperto e neppure cosciente, anzi essi sostengono proprio di valorizzare la differenza tra i sessi e promuoverne l’uguaglianza in termini di valore e quindi positivamente. Il Gender non mira apertamente all’annullamento delle differenze tra i sessi; al contrario i pro-Gender chiedono il rispetto di questa differenza (che essi confondono con l’eterosessualità). Non dicono che uomo e donna non esistono, non negano che servono un uomo e una donna per fare un bambino, non negano che la realtà biologica sia sessuata, non pretendono di imporre il cambio obbligatorio di sesso né di vestire i bimbi di rosa e le bimbe di azzurro. Essi vogliono lottare contro gli stereotipi che ingabbiano le differenze tra i sessi e non contro la differenza tra i sessi in quanto tale. Vogliono combattere il determinismo biologico, i miti machisti e misogini dell’Eterno Mascolino e dell’Eterno Femminino del cinema per affermare (e in parte hanno ragione) che ci sono mille e più modi di essere uomo o donna. Non vogliono impedire ai ragazzi e alle ragazze di amarsi: vogliono soltanto che coloro che non rientrano nel quadro affettivo dato dalla differenza di sesso – cioè le persone omo e bisessuali – possano anch’esse parlare di “amore” ed essere comunque rispettate. In Francia chi si oppone al Gender non ha ancora capito che il Gender non è l’attacco alla differenza tra i sessi, ma solamente l’ideologia che contrappone in modo negativo eterosessualità e omosessualità, che si continua a contestare e non viene mai denunciata per quello che è.
 

In pratica i Francesi hanno reso il Gender un concetto onnicomprensivo e onnipotente, intendendolo come uno strumento di Stato nascosto, una sorta di mafia franco-massona avida di potere e denaro, un “pensiero unico”, un “terrorismo intellettuale”, una piovra tentacolare di cui hanno man mano descritto tutte le ramificazioni che andavano scoprendo. Invece di estirpare la sua radice – che è la convinzione che non ci siano eterosessualità e omosessualità in quanto tali ma un “amore universale non eterosessuale e non omosessuale” (poiché gli stessi che creano queste etichette immediatamente le rinnegano in nome dell’uguaglianza dell’amore) –, essi sono rimasti immobili davanti alla montagna che avevano creato e hanno visto il Gender come una legione. Poi hanno giustificato la loro impotenza e la loro mancanza di realismo con la demonizzazione da parte dei media e dei politici, con la demonizzazione del “Sistema” della sinistra libertaria relativista al fine di mostrarsi come vittime e di esimersi dal parlare di omosessualità. Desolante.
 
 

COME AGIRE IN CONCRETO

 

CONSIGLIO n° 23 : Smettere di credere che i media o gli uomini politici siano nostri nemici e si oppongano a noi

È falso che i media e gli uomini politici siano nostri nemici e si oppongano a noi d’ufficio. La maggior parte dei giornalisti, oggi, è neutrale, ignorante, generalmente non cattiva e facile da convincere nel momento in cui non la si disprezza. (In Italia è favorevole il fatto che la religione e l’elemento trascendente abbiano ancora uno spazio un po’ più vasto nella cultura nazionale rispetto alla Francia). Anche gli uomini di governo che sostengono il progetto del “matrimonio per tutti” sono spesso combattuti tra le loro buone intenzioni e le conseguenze concrete delle loro bugie (per esempio Erwann Binet, portavoce ufficiale del “matrimonio per tutti”, non conosce nulla dell’omosessualità e non era particolarmente convinto dal suo progetto di legge; la signora Taubira, d’altra parte, non voleva che il matrimonio fosse “per tutti” , come François Hollande). I politici socialisti ha un’opinione edulcorata del dossier che presenta al Paese semplicemente perché la legge che vuole imporre a tutti sotto forma di proposta è essa stessa contraddittoria: pretende di trasformare la differenza tra i sessi in bisessualità asessuata e amorosa. Detto altrimenti, vuol far credere che una coppia uomo-donna, grazie all’ “amore” (coniugale prima e parentale dopo) e ad una legge, possa trasformarsi magicamente in una coppia composta da due uomini o da due donne e poi da genitori dello stesso sesso. Semplicemente delirante. Si capisce quindi perché gli uomini politici gays friendly stessi esitino e possano essere abbastanza facilmente messi di fronte alle loro proprie contraddizioni. Ma per fare questo occorre far prendere loro coscienza della violenza dell’opposizione eterosessualità/omosessualità e concedere loro fiducia. La palla passa quindi a noi, perché non abbiamo ancora cercato in nessun modo di metterci al livello dei nostri politici e dei nostri giornalisti.

 

CONSIGLIO n° 24 : Sostituite la mancanza di esempi concreti e la scarsa conoscenza dell’omosessualità con una formazione solida e incontrando persone omosessuali.

Sostituite la mancanza di esempi concreti e la scarsa conoscenza dell’omosessualità con una formazione solida e incontrando persone omosessuali. Non tutti hanno, come me, più di 90 amici omosessuali violentati o intorno tantissimi esempi di “coppie” omo che lo rendono molto freddo rispetto alla fiducia nell’ “amore” omo o, ancora, una buona cultura cinematografica e teatrale su questo argomento così da poter discutere con competenza dei disastri dell’Unione civile. Da ciò derivano il senso di impotenza e la fobia per il gay friendly che dominano la maggior parte di coloro che si oppongono oggi al “matrimonio per tutti”. Più conoscerete il mondo omosessuale, il suo linguaggio, le sue realtà, i suoi codici e più sarete sereni e convincenti nei confronti. Noi omosessuali abbiamo bisogno di essere ascoltati e abbiamo tantissime cose da dire!

 

CONSIGLIO n° 25: Non buttarsi subito nello scontro tra le opinioni.

Nei confronti con i detrattori non si deve subito arrivare allo scontro tra le opinioni, all’esposizione dei propri argomenti, ma piuttosto cominciare accogliendo la persona. Bisogna riflettere prima di agire e costruire prima le basi. In Francia abbiamo fatto l’errore di fossilizzare le nostre opinioni nella muta fissità (le Sentinelles) o in manifestazioni di piazza tanto impressionanti quanto inefficaci (la Manif Pour Tous). Prima di AMARE, abbiamo cercato di AVERE RAGIONE, di IMPORRE IL NOSTRO PUNTO DI VISTA, senza verificare di essere davvero compresi (al punto che ancora oggi la maggior parte dei Francesi gays friendly non capisce perché ci siamo opposti al “matrimonio per tutti”! e si crogiolano nella caricatura per affibbiarci delle spiegazioni). Se ci si butta subito nello scontro tra le opinioni e ci si sforza di rispondere alla domanda “Perché siete contro il matrimonio omosessuale?”, si è già arrivati alla conclusione. Infatti i nostri detrattori, ponendoci questa breve domanda, non fanno che metterci alla prova, per vedere se abbiamo l’umiltà di rinfoderare la spada (e, soprattutto, di chiudere la bocca). Poi ci fermano dopo i primi 15 secondi di esposizione senza permetterci di continuare. Alla domanda “Siete pro o contro il matrimonio omosessuale?” vi consiglio di rispondere “Sono per le persone omosessuali!” oppure di non rispondere per niente e di dire piuttosto, con un sorriso, “Beh, parliamone! Mi piacerebbe conoscere la tua opinione e mi farebbe piacere parlarne con te perché non so bene cosa pensare. Mi potresti essere d’aiuto! Sono davvero contento di poter parlare con te!”.
 

CONSIGLIO n° 26: Non andare nel panico e non perdere la pazienza.

Non andare nel panico e non perdere la pazienza. In questo momento, in Francia sono al culmine la tensione e l’isteria nei confronti di termini come “GPA” e “mercificazione dei corpi” o anche riguardo la parola “abrogazione” (che si ritrova in tutte le salse: “abrogazione mondiale della GPA”, “abrogazione del matrimonio”, ecc.). La cosa peggiore è che le persone che si oppongono poi non sono in grado di proporre delle forme realistiche di questa “abrogazione” che reclamano a squarciagola, dal momento che si rifiutano di parlare di omosessualità e eterosessualità, giustificano l’Unione civile come male minore e, in fondo, non credono veramente nell’ “abrogazione”. Costoro pensano che la violenza, il rumore, l’atteggiamento (muto e “da suicidio sociale”) delle Sentinelles, i loro bambolotti impiccati, le urla e l’incaponimento del ripetere la parola “abrogazione” siano manifestazioni di coraggio. Costoro ritengono che i loro momentanei slanci di omofobia siano in qualche modo legittimati. Per esempio, in Belgio, nel corso di una manifestazione simile a quelle delle Sentinelles, il 3 marzo scorso, durante la conferenza “Man having Babies”, ho visto dei responsabili del Comitato Etico, che dovrebbero essere esperti di comunicazione, scagliarsi alla gola dei nostri detrattori omosessuali come unico argomento di opposizione. Allucinante. E questi stessi rappresentanti omosessuali sono rimasti profondamente feriti da queste manifestazioni puerili di disprezzo, che non fanno procedere il dialogo e rendono meno credibili le nostre posizioni. Dobbiamo dunque calmarci, seriamente. E ciò ha tanto più valore oggi, dopo la promulgazioni delle leggi contro le quali ci battiamo.
 

CONSIGLIO n° 27: Smettere di credere che leggi come l’Unione civile e “il matrimonio per tutti” siano richieste per ciò che rappresentato e propongono.

Non è proprio il caso di credere che queste leggi siano richieste per il loro valore intrinseco. I pro-gays non ne conoscono neppure il contenuto! Un giorno, nel 2002, ho chiesto per gioco alla mia banda di amici omosessuali cosa significasse la sigla “PaCS” (Pacte Civile de Solidarité, Patto Civile di Solidarietà). Nessuno mi ha saputo rispondere. Idem per “matrimonio per tutti”: sfido qualunque gay friendly a dirmi in quale punto del programma elettorale presidenziale François Hollande si sia schierato a favore del “matrimonio gay” (è il 31) o a dirmi chi è Erwann Binet (il portavoce ufficiale della legge Taubira). Si troverebbe molto in imbarazzo.
 

In verità ad essere sostenuta non è la legge in sé e per sé (i benefici fiscali del “PaCS”, ad esempio, avrebbero potuto tranquillamente essere ottenuti, al di fuori di questo contratto, per via testamentaria), ma piuttosto ciò che essa simboleggia (“progresso”, “libertà”, “uguaglianza”, “riconoscimento”, “giustizia”, “amore”, “accoglienza delle persone omosessuali”, “lotta all’omofobia”, ecc.) oppure il diritto che essa rappresenta (ad esempio: le persone pro-gay chiedono il “diritto al matrimonio” piuttosto che il matrimonio, reclamando per dipiù il “diritto a rinunciarvi”). In Francia, invece di discutere con i nostri oppositori del “perché” chiedessero il “matrimonio per tutti”, abbiamo stupidamente discusso del contenuto delle leggi. Che altezzosi causidici siamo! A conti fatti abbiamo fatto attenzione alla carta e non alle persone. Abbiamo negato le reali intenzioni di queste leggi pro-gays. “Quando il primo idiota indica la luna, il secondo idiota guarda il dito …” (proverbio ariño-cinese).
 

CONSIGLIO n° 28: Non correre subito a manifestare. Prima riflettere.

Prima di correre a manifestare bisogna riflettere, bisogna dialogare. Cosa c’è di più costrittivo e confuso di una manifestazione e di una folla? Un combattimento sociale e spirituale si vince soprattutto con le parole e le idee. La manifestazione collettiva non serve che a portare un messaggio, non a sostituirvisi. Amici italiani, organizzate dei veri dibattiti (non delle sciocche chiacchierate), soprattutto con gli oppositori. In Francia, per l’impazienza di due persone (Frigide Barjot da una parte e l’istituto lefebvriano Civitas dall’altra) e a causa delle nostre paure (ebbene sì: chiamiamola “omofobia”!) abbiamo tralasciato la fase di dibattito e riflessione. Siamo subito scesi per le strade, persino senza sapere cosa vi avremmo detto. Abbiamo privilegiato la cassa di risonanza mediatica e politica rispetto al messaggio di fondo. Abbiamo preferito avere visibilità piuttosto che essere veri. Abbiamo preferito lo slogan al pensiero. Abbiamo dato la precedenza al microfono rispetto alla correttezza delle parole. Così abbiamo spaventato i nostri oppositori, abbiamo bloccato il dialogo ed essi si sono arroccati ancora di più. È stato un errore monumentale.
 

Bisogna smettere di agire senza riflettere. Ho smesso di contare le volte in cui, poiché ricordavo ai membri della Manif francese la priorità della discussione sull’omosessualità, i tirapiedi della galassia fascista francese, che sostenevano con pervicacia che bisognava picchiare duro e ottenere risultati immediati (dov’è che picchiamo?), hanno affermato che le mie opinioni erano “inascoltabili” (in realtà lo diventano solo perché non mi si lascia parlare), non erano “strategiche”, “praticabili”, “politiche” oppure mi hanno chiesto “come si traducesse politicamente e concretamente ciò che dicevo”. Di volta in volta criticano la politica (e la Rèpublique), a cui non credono più, oppure non fanno riferimento che a questa e ai media. Si concentrano, come il Front National, sulla “realtà” per mettere da parte la Carità e la Verità e per accampare una scusa al loro essere radicali pur dichiarandosi vittime. Non si adattano né alle reali intenzioni né alle emozioni né all’individualità delle persone che hanno davanti.
 

Tuttavia, quando protesto che si deve riflettere prima di agire, non dico che ci si deve per questo impantanare nella retorica e nella masturbazione intellettuale. Uno dei difetti dei Veilleurs francesi è stato quelli di fissarsi in un atteggiamento esteriore vagamente “attivista”. L’epoca d’oro dei Veilleurs arriva quando la veglia di riflessione continua in un’azione concreta. Credo che questa debba essere la vostra preoccupazione principale in Italia: operare in modo da non riflettere mai senza che questa riflessione si traduca nella donazione integrale della vostra persona ad un’azione reale.

 

CONSIGLIO n° 29: Creare delle cellule di auto-riflessione

Creare delle cellule di auto-riflessione, di verifica collettiva, dove voi vi ritrovate per parlare non solo di quello che volete e delle intenzioni della vostra battaglia, ma anche di come voi vivete gli avvenimenti, di ciò che voi potete migliorare tra di voi, di chi voi siete, delle tensioni e delle divisioni interne. I Veilleurs sono, nella loro base, il movimento ideale per questo. In Francia è mancata questa auto-riflessione, queste “camere di decompressione”, questa auto-critica, questo humour e questo realismo. Noi siamo implosi perché abbiamo simulato un’unità di facciata. Noi siamo fuggiti da noi stessi e siamo scappati dal reale ad un intellettualismo che chi ha esteriorizzati, radicalizzati e vittimizzati. Un movimento che non si mette continuamente in discussione, che non esprime quello che vive, che non ride di sé stesso, è destinato a morire, a dividersi e a riunirsi in maniera effimera intorno ad un simulacro di unità (“Noi combattiamo per la stessa causa e il nostro nemico è terribile!”: ma di chi e di che cosa parliamo esattamente?). Il movimento si trasforma in un “Cerchio di politicanti persi” (Sens Commun, La Manif pour Tous…), “un Cerchio di conferenzieri” (Écologie Humaine, Liberté Politique…), in un “Cerchio di filosofi persi” (i Veilleurs, le Sentinelle,…), o, senza mezzi termini, in un “Cerchio di attivisti di estrema destra”. Tutto questo non è efficace. E molto effimero!.
 

CONSIGLIO n° 30: Non utilizzare un gergo cripto-cattolico per non sviarci dal parlare della nostra fede

Non utilizzare un gergo cripto-cattolico per non sviarci dal parlare della nostra fede. Questo gergo non imbroglia nessuno tranne noi stessi (“la Vita”, “il vivere insieme”, “la speranza”, “la fecondità,” “il bene comune”, “i valori”, “l’ecologia”, “la benevolenza”, “il prendersi cura”, “il rispetto”, “la famiglia”, “il bambino”, “la coscienza”, “i limiti”, “la realtà”, “la dignità umana”, “il senso”,…). Dio, in quanto persona pubblica, non è molto amato in Francia!. Noi lo lodiamo sulla punta delle labbra. Per favore, in Italia, acclamatelo!…
 

CONSIGLIO n° 31: Evitare di parlare direttamente di ecologia, per esempio, per conquistare il pubblico di sinistra o ateo

Evitare di parlare direttamente di ecologia, per esempio, per conquistare il pubblico di sinistra o ateo. Mi spiace, ma trovo ridicola la maniera cattolica di occuparsi dell’ecologia. Anche se, LO SO, è “papal”, quando ne si parla lo si fa in modo profondo e giusto. Le persone smettono di essere ecologiste perché non regolano i loro problemi di sessualità e di affettività. No, quando gli si parla direttamente e unicamente di ecologia. Dunque, l’ecologia non è altro che un epifenomeno dell’affettività. I cattolici francesi non hanno mai detto tante stupidaggini da quando si ammosciano acerbamente, fumano il loro spinello “ecologico” e non si assumono la responsabilità di credere in Dio né di dire ciò che pensano riguardo all’omosessualità.
 

CONSIGLIO n° 32: Evitare il gergo intellettuale con dei concetti complicati

Evitare il gergo intellettuale con dei concetti complicati. In Francia noi siamo i campioni di questa verbosità. Durante tutto il periodo di lotta contro il matrimonio per tutti (2012-2015) siamo stati contenti di imparare nuove parole e abbiamo organizzato conferenze su conferenze su queste parole (Gender, GPA, PMA, abrogazione, transumanesimo, ecologia, eutanasia,….) invece di preoccuparci del significato che queste parole stanno prendendo nel cuore e nella teste della gente di oggi, l’ideologia che noi combattiamo – l’” omosessualità”, “omofobia”, “amore”, eterosessualità” – noi cerchiamo di far entrare gli altri nei nostri ragionamenti e nei nostri concetti che non raggiungono i loro sistemi di pensiero, che non definiscono i loro idoli affettivi. Noi assorbiamo inefficacemente da qui e da là cercano lo slogan del momento: fare questa ha l’aria che sia utile, ma in realtà la nave continua ad affondare. E’ il dialogo di sordi con i nostri oppositori che pensano di difendere le nostre stesse cose (la vita, la famiglia, il bambino, l’opposizione al Gender…..) e non capiscono perché le contraddiciamo. Noi ci allontaniamo dalla reale volontà e emozione dei nostri contemporanei. Noi ci nascondiamo nell’intellettualismo per trovare delle scuse alla nostra paura dell’omosessualità. E nel frattempo i socialisti libertari stanno distruggendo tutto, demolendo tutto, liberalizzando tutto e tutto questo sempre definendolo amore, gay friendly attitude o solidarietà.
 

CONSIGLIO n° 33: Assicurate la copertura argomentativa completa del dibattito contro il matrimonio per tutti attraverso questi tre prismi: politica, Chiesa, omosessualità

Assicurate la copertura argomentativa completa del dibattito contro il matrimonio per tutti attraverso questi tre prismi: politica, Chiesa, omosessualità. E’ il solo mezzo per centrare veramente il soggetto essere noi stessi e essere veri. Non fate come in Francia dove noi non abbiamo che parlato dell’aspetto politico (e in più in ritardo, poiché all’inizio noi abbiamo demonizzato la politica pensando che era propaganda e carrierismo: la Manif pour Tous ha impiegato molto tempo per diventare un partito e in più si politicizza adesso che sta morendo). Non imitate inoltre la Francia dove noi abbiamo rinnegato Gesù (pensando che avrebbe fatto paura alle persone quando invece era a noi che faceva paura!), dove noi abbiamo rinnegato le persone omosessuali (noi le abbiamo utilizzate per fare tappezzeria, come cauzione morale). Per lottare contro il nostro nemico (= l’eterosessualità) e le cerchio perfettamente, bisogna (e l’ho constatato durante il mio viaggio a giugno 2014 in Costa d’Avorio) possedere tre carte vincenti, o punti di attacco costituenti il triangolo vincente: la politica, la Chiesa e l’omosessualità. In Italia, voi avete la fortuna di avere due delle tre caratteristiche: la politica e la Chiesa…anche se vi siete ancora privati del più importante: l’omosessualità. In Francia, noi abbiamo incominciato ad avere due carte vincenti: la politica e l’omosessualità (omosessualità è stata l’eccezione francese l’approccio che ha permesso alla popolazione francese di disinibirsi e di sfilare massivamente in strada…ma purtroppo noi non abbiamo approfittato delle due carte e abbiamo in seguito creduto che l’omosessualità faceva ombra alla strategia politica e all’immagine mediatica del movimento, dunque noi abbiamo tenuto, per arrivismo e per omofobia, la carta della politica lasciando la carta dell’omosessualità che era la più potente e la più temibile per i nostri governanti socialisti. E la carta della “Chiesa”, noi non l’abbiamo assolutamente utilizzata! A causa dell’errore anche della codardia di molti dei nostri vescovi e dei nostri preti che, sotto la copertura della laicità e della neutralità ecclesiastica, hanno sostenuto che l’impegno politico contro il “matrimonio per tutti” doveva restare una iniziativa “cittadina e personale” che la Chiesa non doveva sostenere ufficialmente. Alla fine dei conti, la Francia ha accarezzato la vittoria contro la legge Taubira, ma è caduta d’ancora più in alto. Noi viviamo ancora questa illusione schizofrenica. Nel nostro paese noi abbiamo finalmente un complesso: noi demonizziamo la sessualità, la politica, la fede, i medias come se si trattasse di grosse parole o del diavolo o come se ciascuno di questi terreni dovessero essere ben separati l’uno dall’altro. Tutto ciò perché noi manchiamo di fede nella Chiesa e nell’immagine che Lei dona. Voi, in Italia, voi avete finalmente più carte vincenti che in Francia: politica e fede. Ma senza la terza (omosessualità), gli altri due non pesano abbastanza.
 

Allora amici italiani, siate cattolici. Non abbiate vergogna della Chiesa. Io so che le vostre parrocchie, i vostri sacerdoti, i vostri vescovi non sostengono quasi mai le Sentinelle in piedi, per esempio, e che nella vostra parrocchia voi dovete mantenere il silenzio riguardo il vostro impegno contro il matrimonio per tutti. Come in Francia vi si impedisce di incrociare la fede con la politica o la fede e la sessualità. Non abbiate paura di politicizzarvi. La politica e la religione, anche se non devono fondersi, vanno bene insieme.
 

Non esitate a lungo a essere rigorosi con il Papa. Esigete da lui che si formi con serietà sull’omosessualità (leggendo per es. il mio Dizionario dei Codici omosessuali haha), sui pericoli dell’eterosessualità e che impieghi tre parole nella prossima sessione sinodale sulla questione cruciale che non sono mai state impiegate dalla Chiesa riguardo all’omosessualità: la sofferenza e l’abuso (= ciò che è il desiderio sessuale), la continenza (= come si vive con questo desiderio quando è duraturo) e la santità (= verso dove e quale dono per il mondo il desiderio omosessuale può essere orientato).
 

E soprattutto tenete conto del fallimento del profeta. Se nel nostro combattimento raggiungessimo l’unanimità, noi non vivremmo la radicalità e la pienezza della verità, se il nostro successo si imponesse sulla terra non sarebbe il segno dell’Amore. Difendere la differenza dei sessi o la differenza Creatore-creature (= Chiesa), non gratifica e dal punto di vista umano è perdente. Si tratta di difendere un tesoro d’amore della misura di un granello di senape, un dettaglio. Per conseguenza logica pochi lo colgono e quindi è difficile da difendere. Ma il fatto di conoscere la nostra giusta impotenza ci permette di resistere nella gioia, nel perdono e nella speranza in tutte le circostanze. CORAGGIO!!!
 
 

P.S.: Questo articolo è disponibile anche in francese, spagnolo e inglese.